Pensieri amorfi e cristallini..
Oggi, per una fortunata coincidenza, ho fatto il "turista" e, poiché ero in zona, sono andato a fare un giro a Fiesole. Non perderò tempo a decantare le bellezze del luogo, chi le conosce non ne ha bisogno e chi non c'è mai stato.. beh, è un peccato !
Tra l'altro, sono andato a vedere una tomba etrusca, che si trova alla periferia del paese, ed è qui che sono stato un po' deluso. La tomba è lasciata a se stessa, per terra ci sono cartacce e chiunque può entrare ed uscire, senza alcun controllo.
Anni fa andai in vacanza in Irlanda: fra i tanti luoghi visitati mi è sempre rimasto impresso quello di un "dolmen", in pratica due pietre messe una sull'altra usate come sepolcro. Ebbene, si pagava il biglietto d'ingresso, c'erano pannelli informativi con disegni, un book-shop ed il sito era ben tenuto e pulito.
Ora mi domando, e questa domanda se l'avrà posta anche qualcun'altro (spero); perché l'Italia non cura meglio il proprio patrimonio culturale: quanti soldi e posti di lavoro si potrebbero creare ? E, indirettamente, non faremmo una migliore figura con i turisti, soprattutto stranieri, abituati a situazioni disordinate quando non di abbandono ? Con le potenzialità che abbiamo in Italia.. altro che dolmen !
Accontentarsi: questa è la parola magica. D'altronde si sa che l'importante è la salute, il resto passa. Ed è vero: chi non ha provato nella propria vita il dolore, quello fisico: in quei momenti , come d'incanto, tutto il resto passa in secondo piano: il podio delle priorità viene occupato dalla ricerca del benessere e di sollievo. Fortunatamente, anche quei brutti momenti passano e si ritorna al normale tran tran quotidiano. Nulla di nuovo finora, quanto appena detto è alquanto ovvio e, credo, condivisibile. A fronte di tutto questo il sottoscritto vive il proprio tran tran (il lavoro, principalmente) come una sorta di ultima spiaggia, cioè o si risolve il problema altrimenti è finita: le trombe dell'Apocalisse suoneranno, vi saranno devastazioni, terremoti, carestie, la peste, le cavallette, etc. etc. Nei miei rari momenti di lucidità penso: "ma è giusto stare male per il lavoro, saltare il pranzo, stare dal cliente fino a tardi, arrovellarsi anche di notte per cercare la soluzione ad un problema ?" Nessuno mi obbliga, è una mia libera scelta e comunque, appena possibile, mi lamento pure.
Anni fa ho conosciuto un collega il quale, alle 17.30 precise, qualunque cosa stesse facendo in quel momento, mollava tutto e, fino all'indomani, non si parlava più di lavoro.
Io quello che faccio mi piace, però mi rendo conto che ad un certo punto bisogna imporsi di dire basta. L'ultimo neurone ha bisogno del suo tempo per riposarsi e non si può pensare di "mungerlo" oltremisura senza pagare poi dazio. Questo tipo di autocontrollo però, pur essendo ben chiaro nella mia testa, fatico a metterlo in pratica.
Non mi sono ancora registrato su Facebook: non so se mi devo vergognare o vantarmene..
Nel dubbio, scelgo una terza via: me ne frego !
- voglio anch'io esprimere il mio proponimento da bravo bambino...
Per chi, come me, non sapesse nulla di Totoro, troverà ampia documentazione in Rete.