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giovedì, 22 maggio 2008

Big Fish

Qualche giorno fa ho rivisto, dopo un bel po', il film Big Fish di Tim Burton. Il protagonista racconta diversi episodi incredibili della sua vita avventurosa ma trovano suo figlio poco propenso a credergli: solo in punto di morte del padre si rendera' conto che era tutto vero cio' che gli aveva raccontato...
Bene, verso la fine del film mi sono messo a piangere come un bambino: a mia memoria, era da due anni che non piangevo, da quando cioe'  che mio fratello mi comunico' che sarebbe diventato papa'.
Perche' ho pianto? sicuramente mi sono rivisto nel rapporto con mio padre: con le dovute proporzioni, anche a lui piace tuttora raccontare fatti ed avvenimenti capitati in gioventu'; spesso tali racconti sono ripetuti - forse li racconta anche a se stesso, chissa' - che ci vengono a noia. E mi chiedo, toccando opportunamente ferro, cosa accadra' quando non ci sara' piu' ? Rimpiangeremo questi racconti, che in fin dei conti fanno parte di mio padre, perche' se li ricorda evidentemente hanno lasciato un segno in lui ? O forse e' giusto che questi episodi se ne vadano con chi li ha vissuti, perche' ognuno deve vivere la propria vita costruendola con le proprie "avventure" ?

postato da: ziobilly7 alle ore 19:38 | link | commenti
categorie: film
sabato, 17 maggio 2008

Sicurezza e legalita'

Volevo dire la mia a proposito del tema della
sicurezza, soprattutto in riferimento alla presenza dei
rom. Questo e' in effetti un problema molto sentito, ma
da molto tempo. Sembra che il "Potere" si sia accorto
di costoro soltanto adesso ! Molte domande sorgono
spontanee quando si vedono questi personaggi in giro:
come fanno a vivere ? come riescono a mantenere le loro
Ferrari o, se poveri, Mercedes e BMW ? Per quale motivo
i loro bambini, mandati in giro a rubacchiare, non
vanno a scuola ? I rom pagano le tasse ?
Io vivo in prossimita' di un campo nomadi e mi chiedo
se sia giusto, nel 2008, consentire tutto questo.
Quando poi sento dire che loro hanno la propria
cultura, che dobbiamo fare di piu' per consentire la
loro integrazione e che, dulcis in fundo, anche noi
siamo stati emigranti un tempo, beh, - scusate il
linguaggio - mi girano le palle. Partiamo dal principio
che una nazione, quale l'Italia e', sia come una grande
casa: tutti gli abitanti devono darsi delle regole per
evitare il caos: se arriva qualcuno da fuori e vuole
entrare nella casa DEVE SEGUIRE LE REGOLE DELLA CASA
CHE TUTTI I SUOI ABITANTI SEGUONO !! Mi pare
assolutamente ovvio: in caso contrario, resta fuori.
Sono loro che si devono adattare, non noi. A tal
proposito, tanto perche' chi leggesse non pensi che sia
uno xenofobo o giu' di li, vorrei citare un piccolo
aneddoto che mi riguarda personalmente: io lavoro per
un' azienda giapponese e, nel corso del mio primo
viaggio a Tokyo diversi anni fa mi e' capitato, da buon
occidentale, di recarmi in uno di quei mega negozi di
elettronica che offrono tutte le novita' immaginabili:
era una giornata piovosa ed avevo con me l'ombrello.
Arrivato all'ingresso vedo una gentile signorina che
senza dire ne a ne b, mi afferra l'ombrello ed io,
pensando immediatamente "questa ha visto il forestiero
tutto preso dalla merce esposta e mi vuole fregare
l'ombrello, col cavolo che lo mollo".. Io non parlo
giapponese e lei non parlava inglese ma, dopo qualche
istante di imbarazzante tira e molla, le ho lasciato
l'ombrello ringraziandola: avevo visto che tutti gli
altri clienti consegnavano l'ombrello bagnato alle
altre colleghe di questa ragazza, che provvedevano a
richiuderlo in un sacchetto per evitare di bagnare
l'interno del negozio...Da questa mia grande figura ho
capito che e' meglio essere di mente aperta e rendersi
conto che quando si e' in un altro Stato, un'altra
cultura e tradizioni e' probabile che certe cose
funzionino diversamente da come mi aspetto e, in ogni
caso, TOCCA A ME, STRANIERO, ADEGUARMI.
Invece pare che l'Italia sia considerata come una specie di Paese di Bengodi, dove i delinquenti che commettono anche i delitti piu' efferati sono fuori di galera dopo pochi giorni e questo devo dire che non va per niente bene: troppi benefici di legge, attenuanti, indulti e quant'altro mentre magari la famiglia di chi e' stato ucciso si trova a navigare in cattive acque, priva di assistenza economica senza contare la perdita affettiva.
Riassumendo, credo vi siano due punti che dovrebbero, da parte di chi ha la competenza per farlo, essere fatti rispettare rigorosamente:
  1. Regolare l'immigrazione in modo trasparente, ossia rimane in Italia chi ha un lavoro onesto e si comporta correttamente:
  2. Certezza della pena: chi commette un reato deve pagare, provvedendo a risarcire almeno economicamente la famiglia del danneggiato.
Sono convinto che un Paese, per dirsi civile e non farsi prendere per il c..., dovrebbe fare rispettare questi due punti, altrimenti si va dritti verso l'anarchia e quindi al caos.

postato da: ziobilly7 alle ore 23:42 | link | commenti (1)
categorie: legalita, sicurezza
martedì, 06 maggio 2008

6 maggio 1840

168 anni non sono pochi ma l'importante e' non farci caso !!
Lunga vita al francobollo e grazie a sir Rowland Hill per averlo inventato
pennyblack3









Questo e', per l'appunto, il famoso "Penny black": il primo francobollo emesso al mondo

postato da: ziobilly7 alle ore 20:32 | link | commenti (1)
categorie: francobolli, filatelia