Pensieri amorfi e cristallini..
Accontentarsi: questa è la parola magica. D'altronde si sa che l'importante è la salute, il resto passa. Ed è vero: chi non ha provato nella propria vita il dolore, quello fisico: in quei momenti , come d'incanto, tutto il resto passa in secondo piano: il podio delle priorità viene occupato dalla ricerca del benessere e di sollievo. Fortunatamente, anche quei brutti momenti passano e si ritorna al normale tran tran quotidiano. Nulla di nuovo finora, quanto appena detto è alquanto ovvio e, credo, condivisibile. A fronte di tutto questo il sottoscritto vive il proprio tran tran (il lavoro, principalmente) come una sorta di ultima spiaggia, cioè o si risolve il problema altrimenti è finita: le trombe dell'Apocalisse suoneranno, vi saranno devastazioni, terremoti, carestie, la peste, le cavallette, etc. etc. Nei miei rari momenti di lucidità penso: "ma è giusto stare male per il lavoro, saltare il pranzo, stare dal cliente fino a tardi, arrovellarsi anche di notte per cercare la soluzione ad un problema ?" Nessuno mi obbliga, è una mia libera scelta e comunque, appena possibile, mi lamento pure.
Anni fa ho conosciuto un collega il quale, alle 17.30 precise, qualunque cosa stesse facendo in quel momento, mollava tutto e, fino all'indomani, non si parlava più di lavoro.
Io quello che faccio mi piace, però mi rendo conto che ad un certo punto bisogna imporsi di dire basta. L'ultimo neurone ha bisogno del suo tempo per riposarsi e non si può pensare di "mungerlo" oltremisura senza pagare poi dazio. Questo tipo di autocontrollo però, pur essendo ben chiaro nella mia testa, fatico a metterlo in pratica.
