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mercoledì, 04 marzo 2009

Chi si contenta..

Accontentarsi: questa è la parola magica. D'altronde si sa che l'importante è la salute, il resto passa. Ed è vero: chi non ha provato nella propria vita il dolore, quello fisico: in quei momenti , come d'incanto, tutto il resto passa in secondo piano: il podio delle priorità viene occupato dalla ricerca del benessere e di sollievo. Fortunatamente, anche quei brutti momenti passano e si ritorna al normale tran tran quotidiano. Nulla di nuovo finora, quanto appena detto è alquanto ovvio e, credo, condivisibile. A fronte di tutto questo il sottoscritto vive il  proprio tran tran (il lavoro, principalmente) come una sorta di ultima spiaggia, cioè o si risolve il problema altrimenti è finita: le trombe dell'Apocalisse suoneranno, vi saranno devastazioni, terremoti, carestie, la peste, le cavallette, etc. etc. Nei miei rari momenti di lucidità penso: "ma è giusto stare male per il lavoro, saltare il pranzo, stare dal cliente fino a tardi, arrovellarsi anche di notte per cercare la soluzione ad un problema ?" Nessuno mi obbliga, è una mia libera scelta e comunque, appena possibile, mi lamento pure.

Anni fa ho conosciuto un collega il quale, alle 17.30 precise, qualunque cosa stesse facendo in quel momento, mollava tutto e, fino all'indomani, non si parlava più di lavoro.

Io quello che faccio mi piace, però mi rendo conto che ad un certo punto bisogna imporsi di dire basta. L'ultimo neurone ha bisogno del suo tempo per riposarsi e non si può pensare di "mungerlo" oltremisura senza pagare poi dazio. Questo tipo di autocontrollo però, pur essendo ben chiaro nella mia testa, fatico a metterlo in pratica.  


postato da: ziobilly7 alle ore 21:31 | link | commenti (1)
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Commenti
#1    16 Marzo 2009 - 11:08
 
Rimane uno dei dubbi amletici anche per me: continuare a lavorare con la testa oltre l'orario di lavoro oppure lasciar perdere l'orologio e la periodicità che esso procura in noi senza passare notti insonni e serate davanti al computer per far tornare i conti? Non credo di poter lasciare qui il giusto consiglio, anch'io sono vittima delle soluzioni ai problemi nel mio lavoro e della mia stessa limitatezza. Sarebbe bello poter vivere serenamente alcune ore del giorno lontano dalle preoccupazioni e credo che anche la salute avrebbe un grande giovamento. Non siamo tutti uguali al tuo collega nel cronometrare i propri passatempi e scappare dal lavoro appena arrivano le 17:30. Mi sorge una domanda: al lavoro era poi così bravo come lo era per prendersi i suoi spazi?
Quello che piace non può venire solo dal lavoro. Ci sono infinite altre varietà di divertimento oltre al lavoro. Basterebbe solo cambiar modo di essere... Ma chi ce la fa è decisamente un grande. Prova a ritagliarti degli spazi per te nelle piccole cose, con l'abitudine forse riuscirai anche in quelle più grandi, probabilmente non completamente.
Ciao,
Sabrina
utente anonimo

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